barca

Dobbiamo imparare a navigare d’istinto!

Ciao Flowers, manco da un po’, ma ne ho fatte di cotte e di crude.

Volevo dirvi che certe serate sono strane. Sì, proprio strane. Tipo ieri sera, per esempio. Ero con Gio, un poeta, un tipo che riesce a dire cose che a me non verrebbero mai in mente. Basta che vi sentiate questa canzone in cui ha detto che “andiamo a lavorare per comprare l’auto a rate, per andare a lavorare per comprare l’auto a rate”. Ma vi rendete conto? 🎧

Insomma, stavamo lì a parlare e, non so come, è riuscito a farmi tirare fuori pensieri che sapevo di avere, ma che rischiavo di lasciar svanire, come foglie nel vento 🍂. È bravo Gio, ve lo dico sul serio. Dovreste ascoltarlo qualche volta, magari prendete pure appunti, perché sa dire quelle cose che uno poi se le ricorda per sempre. E infatti, eccomi qua a dovervele assolutamente scrivere.

Comunque, parlavamo di questa cosa degli obiettivi su cui alla fine tutto The Good Flow si basa. Di come tutti ci impuntiamo su questa faccenda di raggiungere qualcosa, ma soprattutto sul paragone che vi faccio sempre della cima della montagna 🏔️. Mi sa che deriva dalla mia fissa per il trekking, e così ero partito da qui: guardate i vostri obiettivi come i picchi delle montagne che volete scalare. Ma pensiamoci: quando il tuo obiettivo è raggiungere una cima in montagna devi farlo per forza, sennò sei un fallito.

Ma poi Gio mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto vedere che, se sei così fissato a guardare la cima, ti perdi tutto quello che c’è intorno. Capite? Cioè, sei lì che scali, tutto concentrato a non sbagliare un passo, manco ti accorgi di quello che succede lungo il sentiero. Magari c’è una roba bellissima, tipo un panorama o una cascata nascosta, ma tu niente, sei troppo impegnato a salire, a raggiungere ‘sta maledetta cima, che te lo perdi. E alla fine ti stressi pure, diventi cieco e sordo al resto.

Spostiamoci a qualche giorno prima. Ero al mare 🌊. Stavo lì a guardare le barche, quelle piccole, non i mega yacht. E mi è venuta in mente che le barche sono più furbe. Non hanno tutta ‘sta smania di arrivare a una meta precisa. Scelgono una direzione, ok, ma poi si fermano, buttano l’ancora, e si rilassano. A volte non sanno nemmeno dove andranno, e va bene così. Se sentono che devono cambiare rotta, lo fanno. Non si stressano per raggiungere un punto fisso, capite? O se lo fanno, aggiustano continuamente il tiro. Non decidono subito e a priori tutto quello che devono fare. Si godono il viaggio.

Allora mi sono detto: ma non è che siamo noi a sbagliare tutto? Non è che dovremmo smetterla di pensare che dobbiamo per forza arrivare alla cima di una montagna? Un obiettivo non è solo un punto di passaggio per il prossimo obiettivo? Magari dovremmo pensarci più come marinai in mare aperto. Scegliere una direzione, certo, ma poi essere pronti a cambiare strada quando ci sembra giusto. Lasciar lavorare molto di più l’istinto e molto di meno la logica razionale. E fregarcene se non arriviamo dove pensavamo all’inizio. Non è meglio così?

Insomma, mi sa che dovremmo smetterla con questa fissa della meta definita a priori. Tanto, quando arrivi a una, ce n’è subito un’altra dietro l’angolo. E quella che hai raggiunto non sembra nemmeno più così importante. È una fregatura, veramente. Meglio pensare di essere sulla strada giusta ogni giorno, e basta. Lavorare ogni giorno per essere meglio di quello prima, consapevoli che siamo sempre peggio di come saremo domani.

È davvero il viaggio che conta! 🚀

Tag: Nessun tag

I commenti sono chiusi.